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martedì, luglio 17, 2007
E' andato di là.
postato da: nonsochi alle ore 23:02 | Link | commenti (1)
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domenica, ottobre 10, 2004

Non c'è cambiamento senza fatica.

postato da: nonsochi alle ore 22:37 | Link | commenti
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domenica, ottobre 10, 2004

L'amore e il dialogo, insieme, fanno crescere bene. Lo dico perchè sono cresciuto grossomodo.

postato da: nonsochi alle ore 22:36 | Link | commenti
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martedì, settembre 21, 2004
Il mercato delle protesi per le discontinuità (ferite) dell'animo va alla grande.
postato da: nonsochi alle ore 09:48 | Link | commenti (2)
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lunedì, settembre 20, 2004

Assenza di rosa.

postato da: nonsochi alle ore 18:12 | Link | commenti (2)
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sabato, settembre 11, 2004

Dal al sarò assente per.

postato da: nonsochi alle ore 22:34 | Link | commenti
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domenica, settembre 05, 2004

Ride il fiore per il fatto inusitato di essersi. Imparerò?

postato da: nonsochi alle ore 23:09 | Link | commenti (5)
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domenica, settembre 05, 2004

La falsa prospettiva del dopomorte ci impedisce di far emergere la ricchezza di ciò che è ora, e di stupircene come bambini che irrompono nella vita come fiori che all'improvviso esplodono di profumo e colore nel sole e poi ritornano nel nulla. Meraviglia delle meraviglie, la vita è uno spettacolo a numero chiuso senza fini di lucro. Soltanto, cortesemente - dice dio - passare il dna di generazione in generazione, grazie.

postato da: nonsochi alle ore 22:32 | Link | commenti (1)
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domenica, settembre 05, 2004

Essere atei oggi significa impedire che altri esseri umani si inventino un dio che dice che cosa dobbiamo fare e non fare o come dobbiamo vivere e morire

Combattere i fondamentalismi e gli statibenedetti, lasciando ai Grandi Assassini delle Grandi Finanze Occulte il loro maledetto simulacro multipiattaforma di dio

Non ne posso più, di tragedie che si incistiscono nell'erba calpestata dai figli, di odi senza fondo e senza fine disciolti nel latte mattutino, di cieli violentati dalla complice opinione comune, di

La Bestia è ridurre il Nulla nella voce che roca allo specchio ci chiama teneramente per nome

La Bestia è "facciamo due conti, mentre lasciamo che gli altri si divertino ancora (per un pò)"

La Bestia è morire nel nome di qualcosa che non c'è

postato da: nonsochi alle ore 22:19 | Link | commenti (3)
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mercoledì, agosto 18, 2004

Di risposte ne ho,

a che cosa non so.



postato da: nonsochi alle ore 21:35 | Link | commenti (1)
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mercoledì, agosto 18, 2004

Ti han detto: non cercare di cambiare il mondo, comincia col cambiare te stesso.

Cazzate.

Non sforzarti di cambiare te stesso. Cambia piuttosto il modo in cui guardi il mondo, le cose, le persone.

postato da: nonsochi alle ore 15:35 | Link | commenti
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sabato, agosto 14, 2004

Non si può delegare la propria felicità agli altri. Ammesso che “felicità” abbia un senso. Chi del resto accetterebbe il rischio – venuto meno l’obiettivo concordato - di divenire il responsabile diretto della infelicità altrui?

E poi: si può essere – e restare – felici (quasi come fosse una pluriennale condizione paradisiaca del nostro esistere qua, sulla terra)?

Lasciando da parte il mito deviante: si possono delegare gli attimi di gioia, di pace, di lucidità, di appagata presenza, di forza agli altri? Posso restare col becco aperto in attesa che qualcuno vi riponga l’agognato verme? Ha bisogno forse dell’attenzione dell’umano, il fiore per aprirsi? Si guarda intorno, prima di? La risposta è no, no, no.

E allora, smesso di investire l’altro delle colpe per la mia infelicità, per la mia grigia noia, per la mia montante rabbia, per la mia pesante fame, che succede? Che si fa?

Dal momento che quel che sono è nel mondo (è del mondo) e che non mi è dato di essere senza mondo intorno. Che nello scambio posso raccogliere risposte ai miei bisogni.

Allora: manipolare? Costringere? Derubare? Rinunciare?

E ancora: li sapessi, li conoscessi i miei bisogni! Si travestono come un carnevale e non li riconosco più: forse mai conosciuti abbastana. Allora, dunque?

 

E’ un poco come l’agricoltura: prepari il terreno, semini e poi raccogli. Fai il possibile per creare le condizioni, ma non dipende solo da te. Fai il possibile per creare le condizioni, ma al resto ci pensa il resto del mondo. E’ la libertà del mondo, e mai vorrei che il mondo non fosse libero di essere altro, tutt’altro. Perché il tutt’altro è la mia salvezza.

E non è meraviglioso poter osservare delle cose del mondo la loro libertà di essere tutt’altro (e pure io, cosa del mondo)?

E non è meraviglia la risposta altrui alla mia domanda? Non è meraviglia il vedersi e il sapersi visti-vedenti?

Un anno il raccolto fu abbondante e buono. Un altro patimmo la fame.

postato da: nonsochi alle ore 11:14 | Link | commenti (7)
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mercoledì, agosto 11, 2004
Nella notte senza luna, narciso non vede più il suo volto nell'acqua.
postato da: nonsochi alle ore 19:50 | Link | commenti (1)
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sabato, agosto 07, 2004

Altri appunti

Ho smesso di sognare per poter fingere di essere adulto.

Le cose non sono le mie periferiche, i miei prolungamenti. Quel che mi rimane delle cose, quel che sono diventato delle cose metabolizzandole, è "le cose" per quanto dovrebbe riguardarmi. Che nel viaggio del vivere non ho un bagagliaio per portarmi dietro "cose", se non la trasformazione che l'incontro con "le cose" ha recato in me.

Ma la materia è inestricabile dall'immateriale?

Che se sono miope e astigmatico è perchè non vedo lontano. Non vedo l'oltre, gli sviluppi del possibile.  E le cose di ieri, da dietro, mi tirano la maglietta, chiedendomi di enumerarle, di non dimenticarle, di tornare da loro (almeno una volta ancora).

Che la bellezza è impossibile da guardare negli occhi, senza morirne.

Che siamo come farfalle.

postato da: nonsochi alle ore 12:08 | Link | commenti (2)
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sabato, agosto 07, 2004

Appunti per post futuri

Io siamo una famiglia.

Di tutta una vita, 10/15 cose.

Che non è sempre vero che bisogna ricordare la storia. Che alle volte bisogna lasciarla sottoterra e ricominciare daccapo. Che della storia si possono tenere poche cose. Ma il problema è quando lasciar perdere la storia. Il problema è cosa tenere e cosa buttare. Perchè la storia spesso (anche quella personale) è zavorra.

Che piuttosto di "Credere in dio", più interessante credere di essere creduti in dall'altro (che sia dio o quel che vuoi). [dio] crede in me: suona sciocco e facile, ma non è così stupido.

Che bisogna portare in sè le contraddizioni, trovare il modo di esserne il luogo del componimento, della convivenza (anche dolorosa). Come recita quell'articolo di cacciari. Che se bisogna avere il coraggio di stare nella prossimità delle contraddizioni, un blog è una soluzione al ribasso per il dialogo.

Che quando la morte è morta la vita comincia a vivere.

Le cose che porteresti con te andando all'incontro con la tua morte.

postato da: nonsochi alle ore 09:36 | Link | commenti (2)
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venerdì, luglio 30, 2004

Ma dove stiamo andando? Quando ci arriviamo?

postato da: nonsochi alle ore 15:08 | Link | commenti (3)
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lunedì, luglio 26, 2004

La pace è quel momento in cui non sono più ne in debito ne in credito con niente e nessuno (compreso me stesso). Questi momenti sono gli attimi di grazia nei quale la vita mostra il suo Vero Volto.

postato da: nonsochi alle ore 19:42 | Link | commenti (1)
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mercoledì, giugno 30, 2004

MESSAGGIO A RETI UNIFICATE

Senza fare tanti discorsi che non so fare (ma che finirò col fare), dico che il blog mi ha rotto. Mi ha rotto un certo mio modo di usare questo strumento, e pertanto - con esclusione del blog della tesi - sono fortemente orientato a richiudere nuovamente le mie tre reti-vetrinette e mezza (paninibirrecoche, petekantrop e nonsoche; la mezza è acidenti).

Il modello Blogvetrinetta o quello Blogscatolettadellegioie mi innervosisce.

Se guardo alla connettività tra blog cosa vedo? Vedo che le conversazioni sono frammentate, legate alla calendarizzazione dei post e quindi soggette all’oblio della cronologia. Vedo che ci sono occhi che non parlano, voci che si interrompono. Ritengo che il blog non possa sostenere qualitativamente le conversazioni tra le persone senza fare uso ad altre forme di comunicazioni o di contesti (telefonata, mail, incontro reale). Strutturare una conversazione usando solo i blog è demenziale.

Se una delle funzioni dei blog (e dei blogger) è quella di costruire conoscenza, allora vedo che nella blogosfera c’è un sacco di ridondanza. Se non si seleziona la fonte, è come entrare in un iperbazaar pieno di pezzi di cose di qualunque tipo. Aumenta la quantità di informazioni, ma, digiamocelo: che ce ne facciamo? Se poi selezioni la fonte, come la scegli? Vai per simpatia, per affinità, per conoscenza, per reputazione.

Quel che è certo, è che un post dell’ultimo ragazzino arrivato, non avrà mai la stessa attenzione o considerazione di un blogger di ottima reputazione. Il che non rende la blogosfera migliore di qualsiasi altro posto reale o virtuale dove le persone si parlano. Trovo molto più interessante un wiki. Dove importa di più il contenuto, il tentativo di sintesi e di raccolta coerente, la collaborazione, la gratuità, piuttosto che non la personalità e la reputazione di chi posta.

Penso che se un blog non si ridefinisce soprattutto intorno a delle relazioni reali, definite, preferenziali (il che significa usare altre forme di comunicazione, investire nella relazione preferibilmente solo con alcune persone, accettare il fatto che il blog traccia e rende visibili solo alcune tracce conversazionali), allora è destinato al ridicolo. Nel momento in cui i blog, invece, si ridefiniscono intorno a quelle relazioni (e per molti blogger succede così), allora si può dire che la blogosfera non ha senso se staccata da altre “sfere”. Parlare di blogosfera, staccati dalle altre sfere, non ha senso! E’ pura astrazione accademica.

Per concludere: trovando il mio modo di fare blog vicino al “ridicolo”, credo che per l’ennesima volta vado a chiudere le vetrine. Le conversazioni da blog non sono un buon modello. Punto. Magari funzionano meglio come strumenti a supporto di piccole comunità (laghetti invece che il mare), ma questo è un altro discorso.

postato da: nonsochi alle ore 19:32 | Link | commenti
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mercoledì, giugno 30, 2004

Le regole. La modifica delle regole. L'assenza di regole non permette ne la loro modifica, ne la loro trasgressione.

postato da: nonsochi alle ore 18:27 | Link | commenti
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domenica, giugno 27, 2004

Io non sono vivo. Non è "io" ad essere vivo. E' la vita che vive me. Io non è la condizione affichè si manifesti la vita. E' la vita che si è inventata una organizzazione che noi conosciamo col cognome di "individuo" e col nome di "io".

postato da: nonsochi alle ore 18:05 | Link | commenti
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giovedì, giugno 24, 2004
L'ultima parola ha sempre il baricentro alto.
postato da: nonsochi alle ore 23:57 | Link | commenti
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giovedì, giugno 24, 2004

La vita è il margine tra il racconto che la regge.

postato da: nonsochi alle ore 23:52 | Link | commenti (2)
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giovedì, giugno 24, 2004

Con la esclusione dei suoi aspetti di utilità, per il resto il blog è inutile.

postato da: nonsochi alle ore 23:51 | Link | commenti
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giovedì, giugno 24, 2004

Maledetta sia la parola collocata in uno spazio senza margini.

postato da: nonsochi alle ore 23:48 | Link | commenti
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giovedì, giugno 24, 2004

Le parole sono forme di vita liofilizzate. Il silenzio è l'acqua.

postato da: nonsochi alle ore 23:23 | Link | commenti
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giovedì, giugno 24, 2004

Se le parole occupassero un volume e lo spazio fosse una risorsa limitata, eviteremmo di dire o scrivere cose superflue.

Il fatto è che le parole occupano uno spazio. Qual'è lo spazio che occupano le parole nella tua vita quotidiana, o - semplicemente -, nella tua vita?

postato da: nonsochi alle ore 23:22 | Link | commenti (2)
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domenica, giugno 20, 2004

Il disordine è proiezione del proprio bisogno di attenzione, sulle cose.

postato da: nonsochi alle ore 14:29 | Link | commenti (1)
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domenica, giugno 20, 2004

Io non sono le idee che ho su di me.

postato da: nonsochi alle ore 14:28 | Link | commenti (1)
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venerdì, giugno 18, 2004

Lento
è l'andare di
chi non sa
dove.




postato da: nonsochi alle ore 19:39 | Link | commenti (3)
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venerdì, giugno 18, 2004

Un sì dimenticato, al suo posto una

istigazione a dipendere dall'arco non previsto dall'ingegneria esterna, un

fiorellesco cappio al quale prostrarsi con dignità di ruolo, un

                                                                . Insomma,

un vacuovuoto in viscera d'anima.









postato da: nonsochi alle ore 19:08 | Link | commenti (1)
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